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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

16.11 Il sogno di una Utopia socialista costata privazioni e sofferenze indicibili è finito!?

Lo sapevamo già che l’utopia socialista,costata milioni di morti e sofferenze inaudite, è morta e sepolta in questo secolo.

A dire il vero è dalla fine degli anni settanta,con lo scarto teoretico dei nouveau plilosophes francesi come Bernard Henri Levy,Furet,Gluksmann,che rifiutarono il marxismo come utopia di una filosofia della storia insuperabile,che il mondo borghese celebrò con soddisfazione il funerale dell’ utopia.

Niente di nuovo, visto quello che Albert Camus aveva pubblicato nel 1951 in “l’ Uomo in rivolta”disprezzato da J.P.Sartre, per la sua critica alla violenza della rivolta storica rivoluzionaria che ha portato i comunisti dall’Utopia allo stato totalitario.

Il catechismo rivoluzionario andato in crisi nel socialismo reale ,nella violenza dei gulag,nello stalinismo infinito della repressione poliziesca,nella Cambogia di Pol Pot,secondo i filosofi ex comunisti, faceva del socialismo un’utopia lorda di sangue.

Il tentativo di coniugare stato sociale,collettivismo,welfare occidentale, con il fallimento di Gorbaciov,mise fine alla speranza negli anni novanta,anche se l’ultimo segretario del PCUS, in un’intervista alla Humanite,’ dichiaro ‘la sua fedeltà a Lenin e la sua propensione alla socialdemocrazia.

Insomma l’Utopia non poteva essere imposta come un diktat di fallimenti e crimini.

Tutto non era stato sbagliato,non era da buttare,ma per anni si è professata la fine della storia come oggettiva fine della dialettica.

Oggi parlare di utopia socialista, crea solo il disagio di una nostalgia infinita.

Ma se parlo di difesa del socialismo nell’annosa prassi quotidiana non intendo certamente il chiacchiericcio e la vanagloria di parolai transeunti che vogliono fare una rivoluzione, magari senza aver fatto un’ora di lotta per diritti sociali e civili , rifugiandosi nel collettivismo come deresponsabilita’ individuale.

Parlo invece di quel processo inarrestabile ,carsico,di quella sana idealità che ha accompagnato in tutto il mondo la volontà di vivere in armonia con la natura,con l’umanità in generale,non solo per fini individuali,ma come progetto collettivo.

Ci troviamo infatti in compagnia di teorie e di governanti reazionari che evocano la libertà,nel momento in cui la vogliono seppellire.

Se parli di rave party,ad esempio,parli di sballati e fattoni,e non magari di giovani che praticano controcultura.

Se guardi al movimento delle donne nel mondo,per fare un altro esempio, interessa poco che il loro desiderio di libertà sia una marcia sacrosanta verso una piena emancipazione,importante e decisiva per il progresso del genere umano.

Interessano invece le quote rosa delle donne sole al comando.

Quello che è successo a Catania tra le ONG e il governo,per fare un ulteriore esempio, è l’apogeo dell’intolleranza e della meschinità nazionalista dell’Europa e dell’Italia.

Il conformismo di certa sinistra non più sinistra,ma convenzionalmente chiamata così,teme di passare per rivoluzionaria ed estremista,se si parla della riduzione della giornata di lavoro, della riduzione dei consumi superflui, dell’ ecologia come bisogno fondante l’essere del genere umano.

Forse è il Papa, con il limite del suo mandato, che custodisce l’utopia socialista,come fosse un’eresia cristiana da non cancellare.

E poi non è vero che il socialismo deve essere quello che decide un partitino o un’accolita di improvvisati perbenisti conformisti,pronti a tutto per difendere rendite di posizione comode e senza pericolo.

Camminare con lo sguardo rivolto in basso, forse troveremo il riflesso delle stelle nelle battaglie sane per la libertà di tutti i giorni.

Foto Non una di meno,grazie

14.11 Il cambio di passo della Meloni,in fatto di sicurezza, è quello dell’oca…

Il decreto legge sui Rave Party sarà pure modificato,limando quelle ambiguità liberticide che confliggono con la carta costituzionale.

Per cui,alla fine, la Meloni e la sua banda dovranno pure dare ascolto al Guardasigilli Nordio,di tempra liberale,e sconfessare in parte quel Piantedosi che somiglia a Tambroni nel suo anticomunismo da operetta.

Ma quando un Fdi,come Mollicone,continua a insistere sullo sgombro di edifici pubblici e privati occupati fuori della legalità,non è difficile individuare nei centri aggregativi dell’opposizione sociale l’obiettivo del cambio di passo, dell’oca,del nuovo governo.

Se non li possono chiudere,sperano di comminare anni di galera ( fa 3 ai 6 anni) alle zecche comuniste.

I luoghi di aggregazione antagonista,infatti,sono gli unici punti di riferimento di una popolazione giovanile di sinistra radicale o anarchica, o semplicemente antifascista, che non si riconosce nella sinistra parlamentare.

Sono sempre stati,con i pro e i contro di ogni vicenda umana,un vero problema per i governi di centrodestra, un po’ meno per quelli di centro sinistra, anche se in questo caso ci sarebbe molto da dire.

Con il decreto dei Rave party,da tradurre in legge dopo dibattito parlamentare,la canea – fascio leghista si scatenerà nella sua orrenda visione del mondo.

Il dissenso deve essere quello compatibile con le regole di una democratura malata,zeppa di mafiosi,speculatori,padroncini,sfruttatori dei più deboli,razzista in sostanza,nella gestione dei migranti.

I centri sociali e comitati vari,infatti,ci sono stati sempre nell’occupazione di aree fatiscenti post – industriali,hanno pure con volontà arricchito il territorio di iniziative di educazione per adulti,soccorso per indigenze dei senza tetto,manifestazioni di solidarietà con gli extracomunitari.

Centri sociali ,ma anche oratori e circoli Arci sono stati in questi anni centri di democrazia attiva.

Non saranno chiusi nell’imminenza i centri sociali,saranno ostacolati nella loro militanza ,oppure selezionati in base al demerito verso il conformismo.

Questo non è tollerabile da un governo che imita Orban,Trump,Putin,ma che è composto da cialtroni non sempre in regola con la legge.

A cominciare dalla occupazione da parte di CasaPound di un palazzo nel centro di Roma.

11.11 Storia- La guerra giusta vs il nazifascismo: Dunkerque e il collaborazionismo di Vichy…

Brano tratto da la Guerra dei caporali nazifascisti e book completamente gratuito dall’11 novembre al 15, di Pierluigi Raccagni

Mentre le truppe tedesche avevano raggiunto tutti i porti della Manica restava disponibile per il reimbarco del corpo di spedizione britannico solo il porto di Dunkerque: Hitler fece il primo errore strategico della guerra.
Il quartier generale tedesco impartì l’ordine di sospendere l’avanzata. Difficile capirne le ragioni militari, sta poco in piedi la tesi di concedere a Göring la fase finale della distruzione degli Alleati, difficile compren- dere il fatto che le truppe si sarebbero impantanate nel fango delle Fiandre.
Hitler e Gerd Von Rundstedt sostenevano che l’esercito era battuto, l’importante era dunque scatenare una nuova offensiva dalla Maginot alla Somme.
Von Brauchitsch e Keitel erano invece favorevoli a non interrompere la corsa vittoriosa verso Dunkerque.
Hitler all’uscita del consiglio di guerra il 24 maggio, con enorme sorpresa di tutti i presenti, si mise a parlare in termini positivi dell’Impero britannico, e dell’utilità della sua esistenza. Si mostrò entusiasta dell’opera di civiltà svolta dalla Gran Bretagna in tutto il mondo. Quindi paragonò l’impero britannico alla chiesa cattolica, giudicandoli entrambi due degli elementi indispensabili della stabilità generale.
Insomma Hitler voleva dimostrare la sua buona volontà di pace verso l’Inghilterra.

La generosità del Piccolo Caporale era mal riposta: le truppe alleate scampate alla travolgente avanzata tedesca e concentrate a Dunkerque furono sottoposte al martellante bombardamento di Göring.
Comunque sotto i bombardamenti terrorizzanti di Göring, a partire dal 26 maggio, 40 cacciatorpediniere inglesi, francesi, belghe e olandesi appoggiate da 900 mezzi privati di pescatori, di proprietari di mezzi da crociera, traghettarono le truppe intrappolate sulle coste sicure della Gran Bretagna.
Il 4 giugno 350.000 uomini furono portati in salvo.
Dunkerque fu un episodio che favorì gli alleati più dal punto di vista psicologico che altro.
I costi umani dell’evacuazione furono elevati, la Francia era in ginocchio perché fra il 5 giugno e il 9 giugno lungo la linea del fiume Somme e Aisne per Weygand fu un disastro.
La Wehrmacht disponeva di 143 divisioni, 10 delle quali corazzate, gli Stukas erano padroni dell’aria.
La disparità fra gli eserciti era troppo grande, anche se i francesi in alcuni punti combatterono con coraggio.
L’11 giugno cadde Reims.
Il governo francese fu costretto ad abbandonare Parigi mentre file di profughi aumentarono il caos che regnava fra le fila dell’esercito fran- cese.
Il giorno 14 Parigi veniva occupata, il 16 giugno a Verdun continuava una debole resistenza che presto venne stroncata.
Paul Reynuad rassegnò le dimissioni.
Il maresciallo Philippe Pétain chiese un armistizio.
Agnés Humbert in “Résistance. Parigi, 1940-1941, La sfida di una donna all’occupazione tedesca”, ricorda che vi era un inestricabile ammasso di uomini e mezzi e che il fuggi fuggi era così universale che pure un generale francese cercava di farsi largo scendendo dall’auto e chiedendo in modo patetico che gli facessero strada.
“Ma via, lasciatemi passare, devo passare (…) È necessario che io passi”.

Fra madri che avevano perduto i propri bambini nel trambusto e il panico generale, Agnese sentì che la Francia aveva chiesto l’armistizio. “Gli uomini intorno a me piangevano in silenzio.”
Come ci ricorda Robert O. Paxton: “chiunque abbia vissuto la disfatta del maggio-giugno 1940 non si è mai ripreso del tutto dallo choc. Per i francesi, convinti di giocare un ruolo importante nel mondo, le sei settimane in cui vennero sconfitti dalle armate tedesche costituirono un trauma sconvolgente (…) nessuno aveva immaginato che le armate potessero arrivare ai Pirenei in solo sei settimane (…)”.
Cfr. Robert O. Paxton, Vichy, Milano 1999, pag.31

La disfatta francese fece di Hitler il più grande condottiero teutonico dai tempi di Federico il Grande, gli storici francesi, però si sono sempre chiesti perché tanta arrendevolezza di fronte ai panzer tedeschi da parte dei propri concittadini.
Al di là delle cause storico-militari, il crollo francese è riscontrabile nello stato d’animo dei suoi abitanti divisi di fronte all’uragano di Hitler.
Il nazionalismo, la grandeur, la patria, si sciolsero come neve al sole.
Il governo collaborazionista di Vichy, con la sua politica reazionaria e con il suo avallo allo sterminio degli ebrei, rimane una vergogna per quella Francia democratica e libera che allora si rivolse al Generale De Gaulle.
“C’era dunque una specie di tacito accordo tra la speranza di Hitler in un armistizio ottenuto con poche perdite e il desiderio dei francesi di un presto ritorno ad una vita ordinaria: l’armistizio poggiava su questo interesse comune. La collaborazione… diceva che il governo francese avrebbe assistito le autorità germaniche nell’esercizio “dei diritti della potenza occupante” (…)
Una parola fatale “collaboration”, un termine banale per indicare che si lavora insieme e che dopo quattro anni di occupazione sarebbe diven- tato sinonimo di alto tradimento. Per il bisogno di fare ritorno a una vita normale nelle forme più elementari (ritrovare la propria casa, il proprio lavoro) molti francesi si avviarono sul sentiero della complicità quotidiana, che a poco a poco li condusse ad assistere attivamente i tedeschi in azioni che nell’estate del 1940 erano impensabili.

Distribuirea posta, riparare i ponti, organizzare l’insegnamento, sistemare i rifugiati, tutto ciò che serviva a riportare la Francia alla normalità e all’ordine rispondeva al patto concluso tacitamente coi tedeschi: sottrarre la Francia alla guerra, lasciandola socialmente intatta e in grado di rivolgere all’interno le proprie risorse”.
Cfr. Robert O. Paxton, op. cit. pag. 43

9.11″Grazie Giorgina” (Orban): la tragedia dei migranti è finita con un” carico residuale” di veri patrioti…

Anche se Salvini non è più ministro degli Interni,il governo Meloni trova nell’emergenza migranti il cavallo di battaglia che fa felice la trippa emergenziale dell’Italo nazionalismo.

Quello che è successo davanti al porto di Catania fra tre navi Ong e il Viminale è la continuazione identitaria del fascio leghismo del Papeete,del Conte 1,senza scordare la teoria del Minniti – Gentiloni.

I ringraziamenti di Orban alla Meloni, che utilizza una tragedia per uno show reazionario sull’immigrazione che faccia dimenticare le vere emergenze del paese,sono un riconoscimento da premio Nobel della sciatteria politica.

Non c’è trippa per gatti e i miliardi promessi in campagna elettorale per la crisi economica per adesso sono in fondo al mare.

Rinnegando i diritti internazionali sull’obbligo di salvataggio in mare,Giorgina ha reso un servizio all’Europa della destra estrema.

Si ricordi che sulle navi in questione vi erano pakistani,libici,siriani,Bangladesh,che hanno pure lavorato in Libia per pagare il biglietto della disperazione.

Molti di loro presentano sul corpo le piaghe delle torture subite.

Alla fine sono sbarcati tutti,i medici hanno constatato che dopo 18 giorni di mare i naufraghi erano allo stremo.

Vengono però considerati naufraghi collaborazionisti con le ONG, perché avrebbero organizzato il naufragio,con donne e bambini, perché troppo stanchi di vivere nel benessere.

( infatti a Reggio Calabria sono sbarcati tutti da una ong perché salvati da un naufragio vero)

Il decreto firmato dai ministri Piantedosi,che ha definito i migranti un carico residuale,Salvini e Crosetto che nega l’approdo alle Ong, è una schifezza in tutti i sensi.

Perché,secondo dati certi,negli ultimi sbarchi la provenienza dalle ong è solo del 10 per cento,il resto è della guardia costiera.

Questi individui dunque decidono in autonomia chi è degno di aiuto discriminando chi già sta male ( hanno selezionato per lo sbarco donne e bambini fragili,come se gli altri fossero di sana e robusta costituzione abili e arruolati per essere migranti economici).

Di fatto negano il diritto d’ asilo,come fece il Salvini.

Operazione alla Mengele de noantri,carico residuale della selezione darwiniana.

La seconda questione è che le parole del Papa, che invita l’Europa a non lasciare sola l’Italia,sono state strumentalizzate dalla stampa di destra con il titolo: ” il Papa è d’accordo con la Meloni”.

Così il gioco è fatto.

Alla fine i” Forti coi deboli e deboli coi forti,come sempre quando l’Europa tutta tratta la questione migrazione, trionfa,alla faccia delle linea di democrazia e pace.

NB lo sdegno di Giuseppe Conte è senza memoria

Non una di meno

7.11 Guerra e pace: ” le vie dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni”

Le manifestazioni per la pace di sabato scorso a Roma e Milano vanno rubricate sotto il titolo: piuttosto di niente,piuttosto.

Non passeranno alla storia,e per quanto riguarda la cronaca sono state un frullato di buone intenzioni,falsità,opportunismo partitico,difesa della parrocchietta da far dire ad un organizzatore che a Roma,ad esempio, la kermesse era nel segno dell’ambiguità.

Non si dovevano portare bandiere, e bandiere dell’ identitario,ve ne erano a iosa.

Doveva essere una chiara condanna dell’aggressione putiniana fascista e nazionalista,invece si è cercata la scorciatoia per cui la pace non è equidistanza, perché siamo tutti per la pace e contro la guerra.

Poi c’è stato Conte che ha preso la piazza dichiarando che il parlamento deve decidere sull’invio delle armi all’Ucraina che non fa che incrementare la guerra.

Poi, con il classico calcio dell’asino, l’avvocato del popolo ha fatto di Letta,che mai ho votato e mai voterò, un capro espiatorio in funzione di una pace che dopo il reddito di cittadinanza conferirà a Conte,che mai ho votato e mai voterò, lo scettro di più a sinistra del reame.

Un Putin go home scritto col pennarello deve essere cercato,,mentre la pace è nelle mani di Zelensky, cioè della sua resa.

E qui forse è meglio parlarsi chiaro

A parte la presunzione, l’arroganza e l’ignoranza,di chi decide cosa debba fare un popolo che resiste all’aggressione di un dittatore, risulta che l’Ucraina non sia il migliore dei mondi possibili

Anche lì ci sono oligarchi,mafiosi,fascisti,quasi come in Italia.

Gli ucraini,chiamati ” sottouomini” da Erich Koch, commissario nazista per l’ Ucraina,furono uccisi a milioni dai nazisti durante l’operazione Barbarossa.

Poi ci furono anche ucraini che entrarono nelle SS, mentre gli italiani preferivano le Brigate Nere.

Perché la polemica putiniana anti Ucraina,con il seguente disprezzo per chi è andato in guerra a difendere le proprie case, doveva necessariamente essere contrastato dalla manifestazione di Roma con un energico Putin go home.. e pax vobiscum.

Il diritto internazionale sancisce l’autodeterminazione dei popoli,il diritto alla autodifesa,la difesa della propria etnia.

Possibile non insistere sui diritti umani violati da parte di chi vuole la pace?

Nella manifestazione di Calenda di Milano,ma sempre usando in modo strumentale la pace come elemento distintivo e identitario,senza entrare nel merito di niente, se non quello di presentare la Moratti, come prossima candidata alla Regione,c’erano però le bandiere ucraine.

Guerra e pace,dunque,usate per fini interni,per la gioia della Meloni e dei fascisti non defascistizzati.

4.11 Le discussioni su guerra e diplomazia erano appassionate per non dire isteriche…

Si litigava spesso e si arrivava a mettere a rischio amicizie di lunga data V.Grossman,Stalingrado

Il libro “Stalingrado” e’il Guerra e pace” dell’invasione nazista dell’Unione Sovietica.

Il capolavoro letterario di un comunista, che ebbe problemi con la censura stalinista, richiama volutamente il Tolstoi che racconto’ la disfatta di Napoleone nel 1812.

In ” Stalingrado” primo libro di “Vita e destino”dello stesso autore, viene richiamato il tema delle discussioni e liti fra il popolo sovietico sulla guerra che nel 1941 riguardava soprattutto la Germania,quando questa violò il patto Molotov- von Ribentrop,invadendo l’Unione Sovietica per una guerra di sterminio totale di russi,ucraini,ebrei,e comunisti in genere.

Furibonde dispute fra chi credeva a Stalin,chi credeva negli aiuti alleati,chi sperava che le purghe staliniane fossero un ricordo,insomma le dispute drammatiche sul che fare in una situazione dove si doveva vivere alla giornata.

La colonna sonora era quella suonata in ogni guerra: le sirene dell’allarme,quelle degli Stukas,le urla dei feriti,il tanfo di bruciato di corpi carbonizzati.

Anche di questi tempi la discussione sulla guerra in Ucraina è foriera di polemiche,giustificabili in periodi nei quali viene sancito che dopo questa guerra il mondo non sarà più come prima.

Come in tutte le guerre, infatti, si invoca giustamente la pace, facendosi però la guerra ogni giorno a colpi di insulti.

Da qui la differenza sostanziale con le inimicizie descritte in Stalingrado.

Nel 1941 in Russia c’era una guerra tremenda con venti milioni di morti,con intere generazioni spazzate via dal nazi fascismo,con restrizioni nella vita quotidiana di tutti i generi: la gente moriva di inedia.

Oggi invece siamo al dibattito da stadio,di cui abbiamo parlato decine di volte, con una tifoseria virulenta di gente con la bava alla bocca che vuole la morte dei nazisti ucraini filo americani,aiutata da ricostruzioni storiche di comodo,che partono sempre dal battaglione Azov( l’estrema destra prese il due per cento in Ucraina,meno che in Italia..)

Le vicende sono come al solito intrise di retorica parolaia universale.

Personalmente leggo con interesse servizi e commenti di chi è andato o sta in Ucraina..,oppure di chi si occupa di storia e politica avendone titolo,sia dal punto di vista documentario e storiografico, sia almeno per sensibilità morale e impegno nello studio.

E la storia russa è molto più chiara della storiografia putiniana,per quanto riguarda l’oggettivo rapporto anche conflittuale russi – ucraini.

C’è un tizio,non isolato,che ha criticato la Segre,omologandolo a La Russa,per non aver attaccato il nazista Zelensky nel giorno dell’insediamento del Senato…

Chi propende per la soluzione diplomatica ha sempre ragione, si dice, l’importante è che non si dica come arrivarci,senza pensare che a volere questa guerra è stato Putin.

Non costa nulla il mediare a parole,mette il cuore in pace, anche Putin rivendica il disarmo unilaterale dell’Ucraina….

Così gli insulti volano sempre fra i partigiani di Putin e quelli di Zelensky, per non parlare degli americani,e pure fra i né – né ci sono distinzioni clamorose.

Su Fb trovi vecchi arnesi nazional- komunisti, completamente rimbambiti, che con la bava alla bocca tifano per bombe a grappolo sugli ucraini: uno scemo,non isolato, ha postato ” chi semina vento raccoglie tempesta” dopo il bombardamento di un parco giochi per bambini.

E tutta gente che si presenta come antifascista,antiNato,pacifista,con nipotini in prima fila..

L’idea di scendere in piazza domani con questi è surreale, perché la mobilitazione è essenzialmente contro Putin, l’ aggressore nazionalista che dal 24 febbraio ha agito da criminale di guerra.

“Tutti insieme appassionatamente”?

Speriamo,con tutto il cuore, che la manifestazione per la pace,almeno per domani, superi per un giorno le divisioni.

2.11 Non battersi per i diritti civili ed esaltare uno stato di polizia: miseria dei reazionari governativi..e rossobruni nostrani

I diritti civili delle donne iraniane, massacrate dai fondamentalisti teocratici di Khamenei,non occupano molto spazio nell’opinione pubblica.

Né sembrano interessare chi dice di battersi contro il capitalismo Occidentale..

I discorsi omofobi di Putin che vogliono salvaguardare la diversità del cristianesimo del chierichetto Kiril dalla barbarie dell’Occidente, trovano nel governo della Meloni un consenso non troppo velato: il governo dei migliori fascisti e reazionari si accorda con il Putin – pensiero.

Si ricordi,per obiettività,che i governi russi e iraniani,sono pappa e ciccia nella guerra in Ucraina.

Gli elogi alla politica di Putin,perfettamente comprensibili per quei russi ‘ garantiti” nei loro privilegi di borghesia nazionalista reazionaria,sono incomprensibili in un paese come il nostro,dove i putiniani di destra e sinistra godono di libertà di espressione.

La libertà è stata ottenuta storicamente in Italia dalla Resistenza, dall’antifascismo,dalla lotta per la democrazia e il socialismo.

Ora questa libertà – liberale, a volte disprezzata proprio da quello strano connubio fra estrema destra e sinistra tardo stalinista, rossobruni nazional- bolscevichi made in Weimar, non deve ritenersi un problema per i russi dissidenti che vivono sotto il regime putiniano.

I meloniani filo atlantisti sono i peggiori perché fanno gli americani trumpiani progettando leggi liberticide per l’opposizione dei movimenti libertari,Lgbt centri sociali e vs il diritto di manifestare ( vedi rave party).

Con risultati grotteschi.

Il più grottesco è quello della nullità per eccellenza: quel Marco Rizzo vitalizzato che passa da Putin a Ballando con le stelle,stappando prosecco per la morte di Gorbaciov: un vero rossobruno italiota..

Poi ci sono i Santoro,pure lui con vitalizio europeo,che si presenta con il buon senso di un antiatlantismo da guerra fredda.

La sua trasmissione sul ponte di Belgrado fu eccezionale,certo.

Soprattutto per un tagliagole come Milosevic che sostitui’ al socialismo reale titoista,il macabro nazionalismo della pulizia etnica contro i musulmani.

Sono solo due figure retoriche di un arcipelago di frustrati che siccome sono contro il PD di Letta ( non ci vuole molto) credono di aver trovato un rapporto con le masse ben retribuito.

Questo tipo di sinistrismo mai tiene in considerazione le malefatte criminali di Putin in fatto di repressione interna,di libertà di espressione,di oppositori freddati a colpi di pistola,di licenziamento di impiegati pubblici che non avallano l’operazione speciale.

Come se il nazionalismo russo,che ha sempre disprezzato ucraini,tatari,ceceni fosse l’inverarsi di un talk show,e non di una tragedia.

31.10 No rave party e Ong, sì a Predappio e curve fasciste: l’ipocrisia dei servi,dei servi,dei servi….

Prussiano, e patetico,l’esordio del ministro degli interni Piantedosi, che ha sgombrato il rave party di Modena , che proprio non faceva male a nessuno.

Che sta lasciando 800 migranti nelle acque del Mediterraneo,da otto giorni sulla nave ong Ocean Viking,che può far male a 234 persone in precarie condizioni di salute.

Che ha lasciato sfilare come sempre le camicie nere a Predappio sulla tomba del Duce, e lasciato che i fascisti della Curva nord interista inneggiassero a un narcotrafficante ucciso prima di Inter – Samp.

Tutte cose che si possono risolvere senza rivendicare la paternità dell’ordine repubblicano,come fatto dal Salvini del Papete 2.0.

C’è tutto l’orgoglio della destra anticomunista e antidemocratica da sempre, che dopo 75 anni è alla guida del Paese:dimostrazione identitaria, si dice.

Tutto grazie al tocco magico del presidente del consiglio Giorgia Meloni che nel suo intervento inaugurale della legislatura parlò di lei, come ,underdog, cioè una perdente in origine che si è fatta da sola.

Peccato che è da 19 anni nelle istituzioni, è stata ministro del governo Berlusconi,ha consiglieri come il mirabile Crosetto,che sarà pure il talent scout della perdente, partendo però da un conto corrente non certo underdog.

Insomma l’ autoritratto giorgiano iconografico è quello del self made man ( maschile,mi raccomando),al servizio della nazione.

Quello che rimane della sua storia,dunque,non è lo spirito di servizio verso i cittadini della Repubblica,ma il ruolo di servo (maschile) di un sistema profondamente diseguale,ingiusto,classista,falso perbenista da cattolici fondamentalisti,razzisti,omofobi, che Lei ha contribuito a salvaguardare dalle orde comuniste prima,e dalla globalizzazione capitalistica oggi. (destra sociale corporativa).

Che poi sia intelligente non c’è dubbio, perché il Duce era scemo?,

Foriera del nulla: 5.000 euro in contanti non tracciabili,sanatorie fiscali, libertà di sfruttamento di quelle donne più intelligenti di Lei ma meno sponsorizzate, revisione dell’aborto, e poi uno…si stanca.

Il centrosinistra sui punti sopraelencati farà barricate coi cinque stelle ,dopo che hanno governato con la lega e forza italia.

Conte si presentò come avvocato del popolo, l’attuale presidente come una solerte badante di un paese che deve essere unito nel nome della nazione.

Senza fare i conti con la storia del Movimento Sociale italiano che ammazzò operai,studenti antifascisti dalla sua fondazione.

Tanto il presidente era bambina a quel tempo ,c’era solo l’Ignazio in camicia nera,ma lui è solo la seconda carico dello stato.

Servire è importante,essere servo,dei servi, dei servi,ancora di più,soprattutto se si è dei bugiardi patentati e da servitori dello stato si diventa servitori dei potenti.

Pensiero ricorrente fra l’autonomia della coscienza di classe dei perdenti veri.

Underdog di tutto il mondo unitevi, contro i servi dei padroni.

28.10 quel criminale della marcia su Roma che portò l’ Italia alla guerra e alla fame…

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta la svastica sull’Europa,completamente gratuito dal 28 ottobre al 1 novembre 2022

. 10 GIUGNO 1940

La macchina della propaganda si mise in moto.
Tutte le corporazioni del paese fecero a gara per esprimere al Duce la loro volontà guerriera.

L’entrata in guerra fu annunciata per il 5 giugno, poi Hitler per ragioni militari lo convinse a spostare la data al 10 giugno, per non dare vantaggio all’aviazione francese, che tentava disperatamente di fermare i Panzer tedeschi.
Secondo Ciano “Mussolini è contento come non mai di comandare la sua nazione in armi”.
Facendo infuriare il Re, il Duce aveva assunto il comando di tutte le forze armate.
Il 10 giugno il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano comunicò il testo della dichiarazione di guerra a André François-Poncet, ambasciatore di Francia.
L’ambasciatore disse a Ciano: “I tedeschi sono padroni duri, non vi fate ammazzare”, dimostrando che i francesi non si aspettavano un simile trattamento da parte italiana.
Poco dopo sarà la volta dell’ambasciatore della Gran Bretagna Percy Loraine, che non batté ciglio.
Questo accadde alle 16:30.
Alle 18:00 Mussolini dal balcone di Piazza Venezia, davanti ad una mol- titudine mobilitata dal partito fascista, entrò finalmente nella storia.
La vetrata si aprì puntuale. Il Duce apparve in divisa nera col berretto a visiera, le spalline e il cinturone. Prima ancora che il silenzio della folla fosse assoluto, con voce bassa e profonda pronunciò quello che rimane il discorso più tragico di tutta la storia italiana contemporanea “Combattenti di terra, di mare e dell’aria, camicie nere della rivoluzione e delle legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, la dichia- razione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bre- tagna e Francia.
Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente, che in ogni tempo hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.
La parola d’ordine è una sola categorica e impegnativa per tutti: essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: Vincere!

Popolo italiano! Corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”
Cfr. Enzo Collotti, La seconda guerra mondiale, collana diretta da Massimo L. Salvadori, Torino 1983, pagg. 90, 91

Le acclamazioni furono entusiastiche e prevedibili come in un’orgia di ferocia e di rancore a distanza.
Una parte della folla era ovviamente incitata dalla messinscena drammatica e dalla presenza fisica delle milizie fasciste.
Fu uno spettacolo macabro, manipolato, il consenso parolaio e vociante ben presto lasciò il posto alla tristezza.
Scrive Giorgio Bocca: “La gente ascolta in silenzio, qua e là gruppi di plaudatores cercano di accendere l’entusiasmo bellicoso, ma la preoc- cupazione prevale, il silenzio si rinchiude sui loro evviva.”

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