1 settembre 1939,invasione della Polonia da parte nazista.

,Il 17 settembre invasione dell’Unione sovietica che si divide la Polonia con i nazisti.In quel momento la Germania nazista e l ‘Unione Sovietica erano alleati: il 23 agosto a Mosca era stato firmato il patto di non aggressione Molotov – Von Ribentrop.

Questo brano è tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta,Pierluigi Raccagni

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……Per completare il quadro il 17 settembre due gruppi di armate sovietiche mossero verso la linea di demarcazione prevista dal patto di non aggressione tedesco-sovietico del 23 agosto del 1939 che consentiva alle truppe di Stalin di poter assumere il controllo del territorio a Est.
Circa 217.000 polacchi caddero in mano ai sovietici.
E l’opportunismo di Stalin (eufemismo) lasciava piuttosto a desiderare, anzi fu un atto di vera criminalità contro il popolo polacco.
Comunque in Polonia andò così, secondo le tesi di Cristopher Andrew e Oleg Gordievskij nella loro Storia del KGB.
Riassumendo: “mentre la Gestapo organizzava la persecuzione dei nemici della razza, NKVD organizzava la persecuzione dei nemici di classe. I decreti emanati nel 1940 dalle autorità sovietiche colpivano innanzitutto trotzkisti e altri eretici del marxismo: quindi si colpiva la borghesia terriera, l’aristocrazia, sacerdoti attivi nella politica parrocchiale, impiegati di concetto dello stato (…)

Come disse il capitano Anders il compito di “decapitare la comunità” era il principale obiettivo della polizia sovietica. Furono deportate migliaia di persone in Siberia e Kazakistan, quando l’URSS venne invasa dai nazisti nel 1941 ci fu un’amnistia, peccato che la metà dei deportati era morta.
Quindicimila ufficiali polacchi perirono in campi di sterminio vicini alla patria. Il 9 aprile del 1940 a Katyn vicino a Smolensk il maggiore Solski redige un diario.
L’ultima annotazione così recita: “Siamo arrivati in un piccolo bosco che sembra un campeggio di vacanza. Ci hanno tolto gli anelli e gli orologi, che segnavano le 06:30 del mattino, anche le cinture e i coltelli. Che cosa sarà di noi?”
Tre anni dopo il cadavere di Solski con il diario ancora in tasca, fu scoperto dalle truppe tedesche insieme ai corpi di altri 4.000 ufficiali nelle fosse comuni della foresta di Katyn. Molti di loro avevano le mani legate dietro la schiena e una pallottola nella nuca. Tra le vittime della NKVD c’erano anche alcuni comunisti polacchi sopravvissuti alle purghe di Mosca.
Cfr. Christopher Andrew, Oleg Gordievskij, La Storia segreta del KGB, le operazioni internazionali del servizio di spionaggio più famoso e temuto al mondo, Milano 1991, pagg. 252 e ss.

Chiuse nella morsa da nazisti e sovietici, le truppe polacche continuarono a battersi con onore, anche se dietro le linee le atrocità naziste erano sempre più crudeli e ripugnanti.
Persino l’Ammiraglio Wilhelm Canaris, capo dei servizi segreti delle forze armate tedesche, protestò presso Hitler che non lo degnò nem- meno di una risposta. Le teste di morto delle SS parlavano di operazioni di polizia e sicurezza, in realtà era iniziato quello sterminio razziale che rimane una vergogna incommensurabile nella storia dell’uomo.
Così la Polonia si dissanguava fra le proteste del mondo libero imbelle, ma anche, come abbiamo più volte sottolineato, fra il disagio delle truppe combattenti in terra polacca.

Lo scopo finale della politica tedesca verso gli ebrei, ricordò Heydrich, non solo doveva essere tenuto strettamente segreto, ma avrebbe condotto alla soluzione finale. La Polonia andava ripulita dagli ebrei.
“In quel periodo iniziale, la collera contro il governo e il comando mili- tare, entrambi fuggiti abbandonando il paese al proprio destino, era in genere più forte dell’odio contro i tedeschi.
Ricordavamo con amarezza le parole del feldmaresciallo, il quale aveva giurato che non avrebbe permesso al nemico di strappargli anche un solo bottone dell’uniforme: promessa mantenuta, infatti, ma solo perché i bottoni erano rimasti attaccati all’uniforme che indossava quando aveva tagliato la corda per fuggire all’estero.
E secondo l’opinione di certuni ora saremmo stati addirittura meglio, perché i tedeschi avrebbero portato un po’ di ordine in quel caos che era la Polonia.
Ma i tedeschi, invece che avevano vinto la guerra guerreggiata contro di noi, cominciarono ora a perdere la guerra politica. Un punto di svolta cruciale fu la fucilazione dei primi cento innocenti cittadini di Varsavia, nel dicembre del 1939.nel giro di poche ore era stato eretto un muro di odio fra tedeschi e polacchi e né gli uni né gli altri da quel momento riuscirono più a scalarlo, anche se durante gli ultimi anni dell’occupazione i tedeschi mostrarono una certa disponibilità a farlo”.
Cfr. W. Szpilman, il Pianista, op. cit. pagg. 49, 50

Non per tutti i polacchi la guerra contro i nazisti fu una tragedia: il collaborazionismo degli occupati desiderosi di ingraziarsi i nuovi padroni della croce uncinata cominciò proprio in Polonia: “La popolazione polacca prese immediatamente a ingraziarsi i tedeschi. Per salutare le loro truppe costruì un arco di trionfo decorato con una svastica, un ritratto di Hitler e la scritta: ”Lunga vita all’esercito tedesco, che ci ha liberato dalla tremenda morsa della combutta ebraica (…)
Il 24 i tedeschi ordinarono a tutti gli uomini di riunirsi presso la Sina- goga: Gli ebrei capirono subito che cosa significava. Cominciarono a scappare dal paese, ma i polacchi che sorvegliavano tutte le vie, ripor- tarono indietro i fuggiaschi (…)

I tedeschi iniziarono a impartire lezioni di “buone maniere” verso gli ebrei. Le” lezioni” si tenevano al cospetto di numerosi polacchi. I sol- dati ordinarono agli ebrei di portare fuori dalla Sinagoga e dalla casa di preghiera tutti i sacri testi della Torah, ciò che fu fatto, e di bruciarli. Quando gli ebrei opposero un rifiuto a questo secondo ordine, i tedeschi li obbligarono ad aprire i rotoli della Torah e a cospargerli di cherosene; poi appiccarono il fuoco. Ordinarono agli ebrei di cantare e danzare attorno all’enorme falò. Gli ebrei che danzavano erano al centro di una folla che li irrideva e li picchiava a volontà (…) L’aria era lacerata dalla grida di dolore. Ma insieme a quelle grida si sentivano anche le allegre risate dei sadici polacchi e tedeschi seduti sui carri.
Cfr. Jan T. Gross, I carnefici della porta accanto, il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia, Milano 2003, pagg. 50, 51