Quando si legge E.Severino, 88 anni, uno dei maggiori filosofi italiani, si prova una grande e intima nostalgia della filosofia.
Non vuol dire essere d’accordo con il filosofo, significa addentrarsi in un mondo che non viene più riconosciuto come parte integrante l’essere umani.

L’economia politica, che ha soppiantato la ricerca filosofica, va per la maggiore, perchè riguarda la realtà, non le filosofie.

Il luogo comune è abnorme, ma è la pura constatazione  del modus vivendi del terzo millennio.

Perchè lo sguardo di Severino sul mondo, con la sua critica al nichilismo dell’Occidente per cui le cose ” nascono dal nulla per ritornare nel nulla”, è di drammatica attualità esistenziale.

L’esistenza di Dio, che pone un limite all’agire dell’uomo, dice il filosofo, è stata soppiantata dalla tecnica e dalla scienza, per cui non c’è più limite all’azione umana.

Il discorso è così complesso e lungo che trattarlo in un blog può sembrare un atto di  pura presunzione, ma il NULLA come unica possibilità del divenire, è oggi ben presente nella cultura dominante.

Dio è, forse, solo un retaggio consolatorio, e può darsi che sia anche una invenzione con la quale gli uomini chiamano l’eterno e l’immutabile, ma l’idea di una trascendenza conferisce l’illusione che la vita non sia solo divenire, e quindi nulla.

Il capitalismo, l’islam,il populismo, il comunismo sostiene il filosofo, sono in concorrenza fra loro perchè tutte queste forze vogliono mostrare una volontà di potenza che unifichi il mondo.

Il prossimo,  l’altro, però sono stati massacrati.

La vita unificante e partecipata è entrata in crisi proprio in Europa, che senza dubbio è vecchia, malata, ma è pur sempre l’origine del cristianesimo, del Rinascimento, dell’Illuminismo, della filosofia greca.

Se i filosofi continuano a interpretare il mondo senza cambiarlo, per dirla alla Marx, la miseria della filosofia può diventare una filosofia della miseria, aggiungo.

E mi permetto ancora di aggiungere che eliminare il tratto distintivo della filosofia, la sua violenza logica unita al suo amore per l’umanità, la sua infinita dialettica fra quello che l’uomo è e vorrebbe essere, è uno dei massacri culturali di cui l’uomo potrà pentirsi.

Le leggi che hanno regolato il nostro agire, il nostro essere per l’altro, la nostra donazione al senso dell’essere e del non essere sono purtroppo finite nella ” banalità del male”.

” Non si tratta di indicare ai popoli cosa devono fare, ma mostrare cosa sono destinati a volere” dice Severino.