C’è un alternanza frenetica fra desiderio di liberà e desiderio di ordine ” consumistico”.

Se una società basata sul consumo del superfluo percepisce che i consumi vanno calando è crisi profonda.

Così almeno sembra quando tutti i giorni sui network viene data notizia che i consumi calano, oppure crescono, oppure in generale  sono in aumento rispetto a sei mesi prima, ma non rispetto ad un anno prima.

I ristoranti da master chef sono pieni, ma  quelli del ceto medio arrancano… e così via.

L’Italia, nel 2016 è stata in deflazione, non accadeva dal 1959, ma da dicembre c’è stata una” ripresina”.

“Non si capisce più niente”, ci vorrebbe più ordine nel regolare la vita di milioni di individui, partendo dai loro desideri, si dice sui media.

Desideri indotti finchè si vuole, frivoli quanto basta però, per aspirare ad una inflazione controllata.

Si sottolinea  desideri, perchè i bisogni, quelli fondamentali,sono considerati non degni di essere realizzati.

Danno poco profitto; scuola, sanità, cultura intesa come progettazione del futuro,casa a prezzi decenti, procurano un mucchio di seccature.

Se il ceto medio non consuma, l’economia va a pezzi, chi ha qualcosa deve consumare quel qualcosa che permetta al ciclo produttivo di non fermarsi.

Poi ci si consola nella piscina umanistica dell’ erudizione.  L’acqua,, in quel caso non è mai gelata, l’umanesimo a buon mercato lo si può spacciare per solidarietà.

Per questo essere poveri oggi è dura.

Nemmeno  il pregio storico della categoria sociale del proletariato ti viene donata.

Ti chiamano,  ” dimenticato”, non tanto da Dio, quanto dal mercato. .

ELOGIO della guerra totale quale espansione dei consumi ariani