Il tempo delle idee di rivolta, ( vere, non quelle di facciata),è finito,ma per questo non è finito il mondo, né
sono morte le idee radicali.
D’altronde il panta rei, il tutto diviene nulla
rimane, è una reliquia di saggezza filosofica.
che coincide con l’espressione di Keynes “ sui
tempi lunghi siamo tutti morti”.

Ma quest’ultima
espressione si usa per le speculazioni in
Borsa:non è un dettaglio, se si parla di crisi dei
valori.
Sono pillole di filosofia, che possono anche
sembrare messaggi pubblicitari buoni per
cambiare l’auto usata.
Ma  l’ottimismo positivo non fa altro che teorizzare un paradiso per gli idioti, la quiete cimiteriale,infatti, non
prevede nessun antagonismo.La lotta di classe
non per il potere, ma per la dignità del vivere,
per alcuni si è tradotto in un Mein Kampf
esistenziale pubblico e privato.
Quegli idioti, ( in senso greco, inconsapevoli), di
oggi, che producono valanghe di analisi senza mai
pretendere da essi stessi coerenza e onestà
intellettuale, sono i bottegai dello spirito del terzo millennio.
Sacralizzare l’idiozia contrapponendole una qualche forma di vita intelligente è pura utopia: la banalità non ha
colore politico, non ha nazione, è l’unica cosa
che ha sostituito l’internazionalismo.
Mi viene in mente Hegel:
1:Il servo hegeliano comprende che il
padrone vive sul suo lavoro:
2.Quando il servo ne diventa autocosciente,
cioè assume la propria negatività e alienazione
come forma propria di un’identità perduta, allora
il servo diventa padrone del padrone, e il
padrone servo del servo.
3.Per essere autentici, dunque, bisogna saper
negare la negazione. .
Pretendere dagli altri quello che non si dà,
pretendere dagli altri di essere quello che non
siamo, è disonestà intellettuale, è egoismo, è
incoerenza che può trasformarsi in violenza
feroce verso chi non ci sta.
Nella quotidianità non si può scendere dalla
Croce, vale per tutti, ma per chi sta socialmente
male, vale ancora di più.
Poveracci, indigenti, malati, folli, emarginati ci
saranno sempre:non si sono estinti con l’omertà di chi non vuol guadarsi allo specchio, per non sputarsi in faccia.
Eppure variopinte generazioni di ex militanti che frequentano salotti TV e altro,
si trovano perfettamente d’accordo che l’arte
della sopravvivenza significhi falsificare,
accontentarsi di esser a posto con la propria
coscienza a costo di mentire a se stessi.
L’autoinganno trova quasi sempre il suo
travestimento ideologico, il suo alibi storico, i
fallimenti vengono spacciati per la bella e
romantica morte dei perdenti.
Sono balle. E’ vero invece che “ è meglio un
Socrate insoddisfatto che un porco soddisfatto”
come sosteneva Stuart Mill.
Chi non vede nella vita generosità, tragedia,
contraddizione, è sinceramente un
imbecille,una parte della nostra generazione si
è sciolta anch’essa in una scalcinata
commedia.

La tragedia è stata delegata alle
future generazioni,quelle che hanno tutto, ma in fondo hanno niente.  AMEN.