Il titolo è vecchio, d’accordo, ma il contenuto è sempre d’attualità.

Tutti corrono al capezzale della classe operaia, soprattutto quella borghesia che diceva che ” gli operai sono buoni ma aizzati dai comunisti”, come fossero cani aizzati dai padroni delle loro idee.

La guardavano con il sospetto dovuto a chi mangiava i bambini nell’apericena della miseria.

L’opposizione reale,  operai, precari, studenti,disoccupati,immigrati ecc, nuove povertà che ormai sono rappresentate da sindacati di base in perenne rissa  con la Triplice, sono ormai pane buono per i denti del populismo, si dice che la sinistra li abbia abbandonati.

Vero

E’ un po’ tardi, però, accorgersene ora che la sinistra ha perso consenso, e soprattutto, non è il caso di piangersi addosso.

La gauche non si è occupata più dei “poveri”, termine con il quale si chiama oggi il nuovo proletariato..

Francia, Italia, Inghilterra ( cfr. l’ultimo film di Ken Loach),Stati Uniti; operai senza sinistra pure in Germania. Ma c’è anche la Cina dove gli operai,  lavorano come bestie per il profitto degli oligarchi targati eredi di Mao.

Poi ci sono gli operai egiziani, iracheni….quelli che hanno perso il lavoro per la guerra: ucraini e russi…se la passano bene?

Dopo le devastanti ristrutturazioni degli ultimi venti anni è ovvio che gli operai abbiano perso potere: organizzare una qualsiasi rivendicazione sui diritti è dura in Italia.

Decine di contratti nella stessa azienda, lavoro interinale, caporalato on line con gli Sms che ti assumono un giorno e poi ti scaricano.

La proletarizzazione dei ceto medio giovanile, poi, è all’ordine del giorno: fuga di cervelli dall’Italia, bassi salari, esercito industriale di riserva che ricatta gli occupati giovani e gli operai vecchi.

Ma questo non era il migliore dei ” mondi possibili”? L’ottimismo teoretico del liberismo ha fatto sì che la cultura operaia, in senso alto, non paternalistico, cioè nel senso che i diritti della classe operaia emancipavano tutta la società nel suo insieme, è finita.

Chi vuole più un modo di produzione con il livellamento dei salari fra lavoratori manuali e intellettuali per merci utili al bene pubblico  e non al consumo privato.?

Questo modo di sentire lo stato e il bene comune, pieno di contraddizioni, zeppo di diritti e parco di doveri, era sbagliato d’accordo, era l’uguaglianza nella povertà. Forse, per chi sta male, era pur sempre qualcosa.

E’ stato spazzato via dalla globalizzazione, con la complicità di una sinistra che ha avuto paura, non di vincere, ma di perdere i propri privilegi di classe dirigente.

Vivere con il terremoto, la cultura della rivoluzione permanente, della messa in discussione delle gerarchie, era una bella categoria dello spirito rivoluzionario.

Ora, anche per l’ex classe rivoluzionaria,” tirare a campare è meglio che tirare le cuoia”.

.Così a Torino, nonostante le buone opere di Fassino, i poveri si sono rivolti ai Cinque Stelle per trovare il modo di far sentire la propria rabbia e frustrazione.

E nelle fabbriche del Nord Est, a Monfalcone, la rimanente classe operaia è contro la sinistra,  si è sentita abbandonata e ha finito per votare Lega là dove prendeva il 75% dei voti.

Così è accaduto a Livorno, a La Spezia e in genere  in quelle enclave operaie rimaste in piedi dopo l’informatizzazione dei mezzi di produzione.

E non è che gli operai  incazzati si siano rivolti alla sinistra del PD, alla sinistra italiana, alla sinistra cosiddetta radicale.

Sono diventati tutti scemi?

Sono tutti passati dal comunismo al consumismo del discount?

Si sono tutti integrati?

Adesso che la sinistra di classe quasi non c’è più, intellettuali dal cuore infranto che giubilavano per il liberale Monti nel 2011, di nuovo vanno al capezzale della classe operaia, almeno per sottrarla al cosiddetto populismo dilagante.

La sottile linea rossa, si è rotta.

Riprenderla da chi ha sempre lavorato, da chi ha sempre fatto il suo, da chi ha sempre portato avanti idee socialisite e democratiche sul lavoro, non sembra impossibile.

Sembra inutile per come va il modo della distribuzione della ricchezza, attraverso la grande distribuzione delle merci.

“Eutanasia della classe operaia” ha sancito Fausto Bertinotti. I dottori della dolce morte, però, sono posizionati nella cliniche di lusso del Sol dell’Avvenire.

La domanda è: compagnucci del Sol dell’Avvenire chi vi salverà dalla furia proletaria?